Poggio al Tesoro - Diario della Vendemmia / Harvest Diary 2021

ANNO | YEAR 2021 22 HARVEST DIARY | DIARIO DELLA VENDEMMIA “Da 20 anni innamorata della bellezza di Bolgheri” “Still in love with the beauty of Bolgheri after 20 years” MARILISA ALLEGRINI Sono trascorsi 20 anni dall’inizio di questa avventura bolgherese, cosa vi ha spinto a mettere radici in questo territorio? Bolgheri è una zona di grande prestigio e potenzialità dal punto di vista della produzione qualitativa. Amando molto la natura e il mare, una delle caratteristiche del territorio che mi haattiratofinda subitoè stata la sua bellezza paesaggistica, costellata da scenari campestri meravigliosi e unici. Il paesaggio mi ha fatta innamorare: è stata un’ulteriore motivazione perché il contatto con la natura è in assoluto ciò che fa stare meglio l’animo umano. È stato pertanto facile prendere questa decisione. In questi 20 anni è stato un percorso sempre in ascesa, abbastanza lineare o caratterizzato da alti e bassi? Sicuramente quando si parte da zero il percorso è impegnativo, umanamente e mentalmente, perché un progetto imprenditoriale deve avere prima di tutto un’anima. Per me non è stato un mero investimento, ma una scelta consapevole. La vera sfida è stata andare in un luogo per esprimerne il potenziale e la creatività, basandomi sulle esperienze acquisite con i miei allora vent’anni ormai in Allegrini. Mio padre mi aveva insegnato il concetto della qualità assoluta, che ho abbracciato fin da subito in tutto quello che ho fatto. Un progetto basato sulla qualità è molto impegnativo, per questo non è stato facile: ci sono stati molti alti e bassi. Oltretutto, quando si ha a che fare con la natura, è normale che le condizioni possano presentare delle sfide, ma questo fa parte della meraviglia della natura stessa: ogni anno impariamo qualcosa di più dalle differenze che ci troviamo a dover fronteggiare. Dal punto di vista della gestione vitivinicola, come è cambiata dall’inizio a oggi? Negli anni in cui abbiamo iniziato non c’era ancora un’attenzione alla gestione del vigneto senza prodotti chimici: questo è stato un passaggio, avvenuto nel 2015, quasi epocale. La parte viticola è stata da sempre gestita con molta attenzione perché, trovandoci in un territorio che rispetto alla Valpolicella aveva grandissime differenze geo-pedoclimatiche, bisognava confrontarsi con un terreno che non aveva nessuna analogia con quello a cui eravamo abituati. Fondamentale è stato il supporto di chi, fin dall’inizio, mi ha aiutato a scegliere le varietà più adatte, trasmettendomi la giusta sensibilità per capire come si potevano valorizzare le specifiche differenze. Ad esempio, se in Valpolicella i terreni sono prevalentemente calcarei e con buoni drenaggi, quando piove durante la vendemmia si può entrare in vigneto grazie alla consistenza del suolo che non crea ristagni d’acqua. A Bolgheri, invece, lo scenario è completamente diverso: i terreni sono argillosi e pertanto tendono a compattarsi, ostacolando il passaggio dei trattori. Per questo è necessario studiare una serie di accorgimenti che consentano di lavorare al meglio anche con queste differenziazioni. L’esperienza bolgherese mi ha dato quindi l’opportunità di capire come diverse nature possano essere gestite in modo intelligente e ottimale. Ritengo che la gestione del vigneto sia un percorso di continuo apprendimento: anche se conosciamomolto di più rispetto a vent’anni fa, continueremo a voler imparare per ottenere risultati sempre migliori. Arrivati ai 20 anni si tirano alcune somme…Ti ritieni soddisfatta di quelli che sono i risultati raggiunti fino ad ora rispetto agli obiettivi inziali? Devo dire di sì. Il vigneto ha ormai acquisito più storia, i primi anni le viti non possono dare gli stessi risultati che danno dopo vent’anni. Adesso penso che abbiamo dei vigneti esteticamente bellissimi, sembrano quasi dei giardini di vite! Oltre all’aspetto estetico, sono molto contenta dei risultati qualitativi che otteniamo dalle nostre vigne: molto spesso le due cose vanno in parallelo. Poggio al Tesoro è un marchio stimato nel mondo, ed i suoi vini apprezzati da un pubblico sempre più acculturato. Sì, sono contenta dei risultati raggiunti, ma convinta di guardare al futuro con ambizione sempre crescente. Quali sono i valori aziendali che hanno reso Poggio al Tesoro una tenuta di riferimento nel panorama vitivinicolo italiano? Oltre alla qualità dei prodotti, virtù imprescindibile per fare vino, credo che il vero valore aziendale sia quello percepito dai nostri collaboratori: un approccio etico e trasversale trasmessomi da mio padre che nutriva per i suoi collaboratori un grande rispetto umano, ancora prima che professionale. Lui non trattava le persone come dipendenti, ma come collaboratori. Credo di aver applicato questo approccio anche qui a Poggio al Tesoro, in quanto mi viene riconosciuto dalle persone che lavorano in questa meravigliosa realtà. C’è un vino a cui sei particolarmente affezionata? Direi che il vino a cui sono più affezionata è Solosole Vermentino, perché è un vino che coniuga una serie di valori. Innanzitutto, è buonissimo quando è giovane, migliora con un leggero affinamento in bottiglia e diventa eccezionale invecchiando. Abbiamo in azienda bottiglie del 2007 che sono fantastiche! È un prodotto ideale senza mai essere banale, perché può essere consumato con regolarità in quanto ha un ottimo rapporto qualità/ prezzo. Inoltre, è facilmente abbinabile al cibo, sia alla cucina vegetariana che a quella di pesce. Anche Pagus Camilla, più intenso e strutturato, con una personalità più spiccata, nasceva come super Solosole vinificato in anfora di terracotta. Nasce da una piccola parcella, indentificata e selezionata per le sue particolari caratteristiche che ne fanno habitat ideale per la varietà vermentino. Come vedi Poggio al Tesoro tra 20 anni?

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